lunedì 18 gennaio 2010

Un giorno (quasi) come gli altri

Ultimamente mi capita di chiedermi cosa ci stia a fare nel posto in cui sto e questo è uno di quei momenti.
Era un po' di tempo che non prendevo un mezzo pubblico e il trovarmi insieme a tutta questa gente mi è risultato per lo meno inusuale.
Ma non provo disagio o qualsiasi altra sensazione sgradevole, solo che mi sento fuori posto.
Se posso fare un paragone azzardato, mi sento come quelle persone che non bevono da tanto e poi si rendono conto che non riescono a reggere neanche una birra.
Mi circondano occhi stanchi, facce abituate alle corse, al poco sonno, ai pochi soldi. Molte sono facce straniere ed allora mi chiedo come puoi avercela con chi è incazzato con la vita se la vita ti ha saputo regalare solamente un giubbotto in poliestere e scarpe che si scollano solo a guardarle.
Certo, io non sto messo molto meglio, ma comunque se c'è una cosa che fa male è sapere che ogni volta che pensi di aver toccato il fondo, ti rendi conto che qualcuno prima di te ha scavato ancora più a fondo e ti ha preceduto demolendo così le tue certezze.
La vita degli altri mi sfiora senza coinvolgermi e non mi suscita più domande.
Ogni tanto provo qualcosa che potrebbe assomigliare all'invidia, sopratutto quando incrocio lo sguardo di qualcuno che nonostante tutto mi sembra sereno.
Non parlo di chi sfoggia scarpe sportive di marca come conquista sociale. Quelli mi ricordano troppo me di qualche vita fa quando, straniero in terra natia, sfoggiavo i primi soldi guadagnati pensando di poter avvicinarmi più velocemente agli altri, mentre, senza saperlo, stava solo popolando quello che oggi è il mio personalissimo cimitero degli oggetti che raccontano solamente un tempo andato.
Degli altri mi colpiscono sopratutto gli occhi, ma devo dire che mi scopro a guardare sempre di più le mani e che, a volte, lo sguardo successivo cade sulle mie e, come dice la Mannoia, noto "la ferocia dell'assenza" ma purtroppo per me e le mie mani non ci sono petali di girasole per ricoprirla. Però su una cosa ha ragione, la solitudine non ha odore. E nenache rumore aggiungo io.
La solitudine è semplicemente un lungo silenzio che fa da colonna sonora a visioni sbiadite dalla consuetudine.
Ridendo e scherzando sono arrivato al capolinea
La mia vita é stata azzerata e prima ancora di capire come ricominciare devo capire se è il caso di farlo.

Nessun commento:

Posta un commento